Kielo Coffee, Asakusa: quello che non ci stava nella zine

— Mario Calì

This article is written in Italian.

Sulla zine stampata avevo pochi caratteri a disposizione, quindi ho dovuto scegliere: o ti davo le informazioni pratiche o ti raccontavo il contesto. Ho scelto le informazioni pratiche, perché se sei a Tokyo con una mattina libera quello che ti serve è sapere dove andare, non leggere un saggio sul caffè scritto da uno che porta il mignolino alzato anche quando beve l’acqua del rubinetto. Qui sul web ho spazio, quindi recupero tutto il resto.


Foto via @kielocoffee

Asakusa, che non è solo il tempio

Prima di tutto: il Senso-ji lo devi vedere, non fare quella faccia, è il tempio più antico di Tokyo, c’è dal 645 d.C. e sopporta milioni di turisti all’anno con una dignità che dovremmo tutti invidiare. Facci il giro, fai anche le foto al Kaminarimon, la lanterna rossa enorme all’ingresso che è già apparsa in tutti i feed Instagram di chiunque sia mai stato in Giappone.

Quando hai finito, però, ricordati che Asakusa ha una doppia natura che quasi nessuna guida racconta in modo onesto: a trenta secondi dalla Nakamise-dori affollata di souvenir e kimono a noleggio c’è una rete di strade laterali dove il quartiere smette di recitare e torna a essere un posto dove la gente ci vive davvero. In quella zona, che scivola verso Kuramae, negli ultimi anni è cresciuta una scena di artigianato contemporaneo e specialty coffee che non si mette in mostra perché non ne ha bisogno.

Kielo sta esattamente lì in mezzo, a tre minuti dalla metro, praticamente sotto al Kaminarimon, e se non sai che esiste non lo vedi.


Il posto

Kielo in finlandese significa mughetto, il che ti dice già qual è il registro. Il fondatore Yoshiike ha aperto il primo locale ad Akihabara nel 2019 con l’idea di portare in Giappone la cultura del caffè finlandese, quella cosa nordica dove il caffè è leggero, chiaro, bevuto in quantità industriali e trattato con rispetto quasi religioso, mescolata alla Japanese hospitality che in pratica significa che ogni cosa viene fatta con un’attenzione ai dettagli che a volte ti fa sentire in difetto solo per come tieni in mano la tazzina.

Il locale di Asakusa, il secondo, aperto nell’agosto del 2025, è piccolo: dodici posti, un tavolo centrale in comune, toni caldi del legno, qualche shoji screen, e prese di corrente a ogni posto perché evidentemente sanno che la loro clientela ha bisogno di caricare qualcosa ogni venti minuti.

Sul caffè: tostature chiare, monoorigini in rotazione, circa dieci varietà disponibili tostate in house, scegli il caffè e il metodo di estrazione. I baristi parlano inglese e ti aiutano a scegliere senza farti sentire in esame orale, che per noi specialty people è già una conquista civile perché siamo famosi per fare le vittime ogni volta che qualcuno non sa distinguere un washed da un natural. Se vuoi mangiare qualcosa, la matcha cheesecake e la carrot cake sono quelle che tornano sempre nei racconti di chi ci è passato: niente di troppo dolce, tutto molto fatto bene.

⚠️ L’avvertenza è la stessa della zine: la selezione cambia e può finire. Non esiste un caffè fisso da ordinare, esiste quello che c’è quando arrivi, e va bene così.


Tokyo e il caffè, in breve

Kielo non è un’anomalia isolata, è parte di un ecosistema che a Tokyo negli ultimi quindici anni è diventato una cosa seria. Quartieri come Kiyosumi-Shirakawa sono diventati dei pellegrinaggi per chi vuole capire dove va la specialty coffee culture globale, e c’è una rete di locali a Nakameguro, Shimokitazawa e appunto nella zona Asakusa-Kuramae dove puoi passare una mattinata intera a bere caffè di qualità crescente sentendoti progressivamente più superiore alla media.

È una delle poche soddisfazioni che il viaggio in Giappone offre a chi porta il mignolino alzato anche al convenience store, perché il caffè dei kombini è buono, genuinamente buono, ma non è la stessa cosa e tu lo sai già.


Info pratiche

📍 2-10-5 Kaminarimon, Taito, Tokyo · 🚇 3 minuti a piedi dalla stazione di Asakusa

Aperto tutti i giorni dalle 8, chiude alle 18 nei feriali e alle 19 nei weekend e festivi. Hanno anche una sede a Ginza se ti capita da quelle parti, e i chicchi si comprano, che è un souvenir onesto da portare a casa invece dell’ennesima scatola di biscotti a forma di tempio.


P.S. Lo so, questa non è la rubrica giusta, ma poco lontano c’è il miglior melonpan di Tokyo. Vuoi l’indirizzo? Massacra di DM @Clodoveopetrosino su Instagram (credo che per questo scherzo mi toglierà il saluto per un po’). Ad ogni richiesta in DM con la parola “melonpan”, sgancio l’indirizzo.

QR Instagram di Perline Arrabbiate

— Mario