Postcard Teas, London: quello che sulla zine non ci stava

— Mario Calì

Se hai letto il pezzo sulla zine stampata sai già cos’è Postcard Teas, dove si trova, perché un coffee lover dovrebbe interessarsi a un negozio di tè e perché ho avuto la faccia tosta di infilare Londra nella rubrica “caffetterie in Europa” nonostante la Brexit. Se non l’hai letto, il numero lo trovi qui e ti conviene recuperarlo perché quello che c’è scritto lì resta lì, qui parlo d’altro.

Quello che sulla zine non potevo raccontare, per mancanza di spazio e per il fatto che quando hai pochi caratteri a disposizione devi scegliere tra il contesto e le informazioni utili (e io scelgo sempre le informazioni utili, perché sono una persona pratica e anche un po’ pigra), è chi c’è dietro questo posto e perché dovrebbe importarti se vieni dal mondo della specialty coffee.


Foto via @postcardteas

Tim D’Offay e trent’anni di viaggi nel tè

Postcard Teas è il progetto di Tim D’Offay, che è il tipo di persona che nel nostro settore chiameremmo un “sourcer ossessivo”, uno che ha passato trent’anni a viaggiare nelle regioni del tè costruendo rapporti diretti con i produttori. Il team che ha messo insieme è un mix di culture britannica, giapponese e cinese, e non è un dettaglio estetico ma il riflesso concreto di dove vanno a cercare la materia prima e di come la trattano una volta che arriva a Londra.

Nel 2008 hanno fatto una cosa che oggi sembra ovvia ma all’epoca non lo era per niente: sono stati la prima azienda di tè al mondo a mettere il nome e la posizione del produttore su tutti i loro tè, blend compresi, più di 70 referenze con la faccia e l’indirizzo di chi li ha coltivati. Se vieni dal mondo dello specialty coffee sai esattamente perché è importante, è la stessa logica per cui vuoi sapere chi ha coltivato il tuo geisha panamense e a che altitudine, applicata a un settore che storicamente se ne fregava e ti vendeva “English Breakfast” senza dirti altro.


Il concetto di “small tea”

L’altra cosa che li distingue, e che sulla zine non c’era modo di spiegare, è il concetto di “small tea”: dal 2012 lavorano esclusivamente con micro-produttori che coltivano meno di 15 acri, con una media attuale di circa 5 acri per azienda agricola. È l’equivalente del micro-lot nel caffè, quella scala dove la qualità e la tracciabilità non sono marketing ma necessità strutturale perché semplicemente non puoi nasconderti dietro ai volumi.

La parte divertente è che dopo di loro qualcun altro ha iniziato a parlare di “small farms” nel tè, solo che spesso si tratta di aziende grandi cento volte le loro che si sono ribrandizzate come piccole e familiari, il che è esattamente quello che succede anche nel caffè con certi “single origin” che di single hanno solo il nome sulla busta. Insomma, dinamiche che conosciamo bene.

Provenienza, tracciabilità, micro-produttori. Se suona familiare è perché è lo stesso linguaggio della specialty coffee culture, applicato a una foglia diversa.


Quello che non ti aspetti: il piano di sotto

Una cosa che non trovi scritta da nessuna parte tranne che qui (e forse neanche chi ci è stato lo sa, se non è sceso) è che al piano inferiore organizzano mostre d’arte legate al mondo del tè. Possono essere ceramiche coreane fatte a mano, teiere giapponesi d’autore, etichette vintage indiane recuperate da casse da trasporto, dipende dal periodo. È quel tipo di cura curatoriale che ti fa capire che per questa gente il tè non è solo un prodotto ma un ecosistema culturale, e se ti sembra una frase da snob è perché probabilmente lo è, ma è anche vera.

C’è anche una selezione di accessori che vale la pena guardare: colini artigianali da Kyoto, ceramiche giapponesi e coreane, teiere inglesi. Non è roba da souvenir, è roba da “adesso devo spiegare alla dogana perché ho speso così tanto per una tazza”.


La cartolina che si beve

L’ultima cosa, che sulla zine avevo solo accennato con “confezioni bellissime in stile cartolina” senza poter andare oltre: vendono confezioni da 50 grammi confezionate come cartoline vere che puoi spedire a chiunque nel mondo, con tanto di francobollo e indirizzo del destinatario. È il regalo perfetto per sembrare una persona elegante e misteriosa senza spendere quanto una cena a Mayfair, e funziona anche come souvenir per te stesso perché ti arriva a casa con il timbro londinese e la sensazione di aver fatto una cosa carina per una volta nella vita.


Perché a un coffee lover dovrebbe interessare

Questa è la parte dove faccio il serio per trenta secondi. Se ti interessa il caffè di qualità, il tè di qualità non è il nemico, è il cugino colto che ha letto più libri di te. La filiera è simile, l’attenzione alla provenienza è la stessa, il processo di selezione e lavorazione ha le stesse sfumature ossessive, e quella sensazione che provi quando assaggi un caffè naturale etiope e pensi “ma questo sa di fragola, non è possibile” è la stessa che provi con un oolong taiwanese fatto bene.

Postcard Teas è uno di quei posti dove capisci che la caffeina è solo il pretesto, e quello che conta davvero è la cura che qualcuno ha messo nel portarti una cosa buona dall’altra parte del mondo. Noi specialty people lo sappiamo già, solo che a volte ci dimentichiamo di applicarlo a tutto quello che non esce da un portafiltro.


Info pratiche

📍 9 Dering Street, London W1S 1AG · 🚇 Bond Street o Oxford Circus, pochi minuti a piedi

Aperto dal lunedì al sabato dalle 10:30 alle 18:30. Non è un bar, non è un ristorante, non ci trovi scones o sandwich: è un negozio di tè con un tasting table dove assaggi prima di comprare, e questa è tutta la bellezza della cosa.

🌐 postcardteas.com


Il pezzo originale su Postcard Teas, con le info pratiche, l’alibi per la Brexit e qualche consiglio che qui non trovi, è sulla zine stampata. Se non ce l’hai, la trovi qui.

— Mario